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Un prezioso consiglio per respirare bene

Sono entrata al corso di canto del Conservatorio S.Cecilia di Roma a 16 anni, abituata a passare le giornate sui banchi del liceo, poi sui libri e al pianoforte, che studiavo dall’età di 9 anni. Certamente la forza della gioventù e le passeggiate in montagna compensavano un pò lo stile di vita sedentario, ma il mio apparato respiratorio non aveva certo la potenza e l’elasticità di uno sportivo, e quindi nemmeno le caratteristiche già formate per cantare.

Ricordo la fatica nei vocalizzi, quando il Maestro mi portava su delle note medio/alte, non certo acute. Una volta si girò mentre emettevo con sforzo tragico un Fa# ed esclamò: “Oddio quanto sei brutta!”.

Evidentemente la mia maschera facciale la diceva lunga sulla difficoltà di prendere quella nota… Ciò che andava ancora allenato e sviluppato era il fiato, perché la possibilità delle mie corde vocali di emettere le note acute non era in discussione.

La Respirazione: il motore della voce

La respirazione per chi canta è come il motore per una macchina: se manca la benzina, la macchina non cammina. La vibrazione delle corde vocali è sostenuta dalla colonna d’aria espirata con la giusta “forza viva”.

Occorre esercitarsi nella ginnastica respiratoria come se fossimo degli atleti, perché già una respirazione fluida e controllata dalla coscienza migliora la qualità della voce.
Chiunque faccia Yoga seguendo una disciplina respiratoria seria, o uno sport nel quale la respirazione venga curata con attenzione, sente la propria voce addolcirsi e rilassarsi dopo aver  respirato profondamente.

Non bisogna mai dimenticare che il canto è un parlare cantando, quindi unisce la forza della parola alla intonazione delle note su tutta l’estensione richiesta dalla musica.

Il lavoro principale di chi deve impostare la voce, cioè metterla a posto, è imparare a gestire ogni atto respiratorio, costituito da un inspiro ed un espiro controllato, con i polmoni che piano piano si svuotano fino alla fine del fiato. L’arte è di non far sentire differenze di timbro e intensità nella voce nell’arco della espirazione, tra la fase a polmoni pieni e quella a polmoni vuoti.

Passiamo alla pratica preliminare:

Iniziamo ad esercitarci nella respirazione profonda, sdraiati o in piedi davanti ad una finestra aperta, respirando dal naso con dolcezza, senza far rumore con le narici, senza irrigidire i muscoli inspiratori, senza “tirare” l’aria con forza, ma piuttosto come se stessimo aspirando profondamente un profumo buonissimo.

Se stiamo respirando bene ci sentiremo più calmi, rilassati, mentalmente lucidi. Al contrario, se ci innervosiamo, se sentiamo contrazioni e sbalzi nell’inspiro, allora abbiamo bisogno di esercitarci ancora per elasticizzare tutti i muscoli coinvolti nell’atto respiratorio, a partire dal diaframma… il grande sconosciuto!

Buon lavoro!

Debora